La mia adolescenza finiva quel lunedì di novembre, in una stanza di ospedale con una piccola nelle braccia. Questi grandi occhi cercavano solo me, solo il mio calore gli era famigliare. Sembrava che qualcuno gli avesse detto: Questa persona che ti porta nel suo ventre si occuperà di te. Il suo petto ti alimenterà. Le sue braccia ti culleranno e ti proteggeranno. La sua voce ti coccolerà. Le sue labbra ti daranno sorrisi e baci. Il suo sguardo ti darà sicurezza e fiducia, quel cuore che batteva forte vicino a te, sarà pieno di amore per te. Sarò la tua responsabile. Sarà la tua mamma.Senza sapere bene tutto quello che questo significava e richiedeva, abbraccia questo nuovo ruolo con tutta l’anima;concentra i miei gioiosi pensieri su come essere la migliore mamma che questa bimba potrà avere. Dovrebbe esistere un manuale per questo!

La bimba cresce con forti radici,che la aiutano ad essere forte nei temporali della vita, a sviluppare un tronco resistente che la aiuta a recuperare e fortificarsi dopo le tormente. Fiorisce come una carina giovinetta a volte timida e fragile, a volte generosa ed energica. Davanti ai miei occhi si trasforma in una bella e intelligente donna,capace di fare le sue scelte, creare idee e soluzione. Ha imparato a cucinare ed usare il trapano, l’uncinetto e cambiare una gomma della macchina, dirige progetti e gruppi. Era pronta per prendere il volo. Per questo erano fatte le sue ali.
